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GLASGOW ON THE ROAD

UN DEGNO COMPLEANNO

L'appuntamento era per le 08.30 sotto casa mia; sono le 08.35 e io ho appena finito di buttare nello zaino le ultime cose. Scendo le scale di casa maledicendo la mia abitudine di prendermi sempre all'ultimo secondo nella speranza di non aver dimenticato nulla di realmente importante. Il bolide marchiato Ford di Zanza mi aspetta rombante in strada. Dopo esser passati a prendere un Briga sorprendentemente puntuale ci dirigiamo dritti a casa Feligetti. Quando Paolo esce di casa con uno zaino talmente piccolo da dover tenere in mano le scarpe ed entra in macchina esordendo all'incirca così: "ma secondo voi senza prenotazione mi fanno partire lo stesso????" sciolgo ogni mio dubbio sulla sua normalità, mi metto il cuore in pace ed inizio a pregustarmi l'avventura che mi aspetta. Una breve tappa a Trento per scaricare briga e in men che non si dica, tra una stupidata e l'altra siamo già in aeroporto. La situazione è delle più tranquille, in aeroporto non c'è praticamente nessuno e in pochissimo tempo riusciamo a passare il check in e i controlli della polizia. L'aereo è puntuale e come da orario alle 13.10 ora italiana siamo pronti a partire. Penso che non ci sia niente al mondo che concigli il sonno come l'aereo, se poi lo si prende a stomaco pieno il gioco per me è fatto. Neanche il tempo di partire che sto già dormendo come un papa. Sento qualcuno che mi bussa su una spalla ed ancor prima di aprire gli occhi ho già caricato una serie di insulti che fortunatamente riesco ad ingoiare prima di riversarli sulla hostess, che voleva solo farmi allacciare le cinture, prima dell'atterraggio previsto di li a pochi minuti.
Al ritiro bagagli conosciamo un vecchietto scozzese che si fa in 4 per aiutarci riuscendo a farci ottenere un notevole sconto sul biglietto del treno per Glasgow centro e indicandoci un ostello che si rivelerà poi essere la nostra dimora per i futuri 3 giorni di viaggio. Lasciamo l'aeroporto in treno facendoci trasportare all'interno della campagna scozzese in un paesaggio che, visto dal finestrino, sembra uno stupendo quadro in cui il verde delle colline è accompagnato dal cielo plumbeo e interrotto qua e la da qualche pecora che sembra esser sta messa li appositamente per il nostro passaggio.Il tragitto è talmente breve che così tanta bellezza viene presto sostituita dalla triste periferia di Glasgow, un continuo susseguirsi di case diroccate, apparentemente abbandonate ma che probabilmente sono il rifugio di quelle famiglie meno agiate che, come in qualsiasi altra parte del mondo, li e solo lì possono trovare la loro dimora. Arrivati in stazione decidiamo di seguire il consiglio del vecchietto e ci incamminiamo verso l'ostello distante poche centinaia di metri. Anche se fuori stagione troviamo qualche "problema" per la sistemazione e siamo costretti a dormire 2 notti in camerata da 8 persone mentre la terza ed ultima notte in camerata da 14.Ovviamente non ci lamentiamo e visto il prezzo assai conveniente decidiamo di fermarci lì. Giusto il tempo di appoggiare le valigie che siamo già in strada pieni di brio e di voglia si camminare alla scoperta di quello che la città ha da offrire. A dispetto di altre città, Glasgow non riesce a rapirmi, a sedurmi come avevano fatto Parigi o Barcellona, piuttosto che Budapest o Madrid, ed il mio passeggiare non è così pieno di curiosità, di voglia di scoprire tutte le emozioni che si nascondono dietro ogni angolo di una bella città. Non c'è problema; se la città non soddisfa la nostra voglia di scoprirla, di corteggiarla, cosa c'è di meglio che chiudersi in un pub in vero stile scozzese e bersi un paio di birre??? Leggiamo sulla guida che il 25 gennaio è festa nazionale dell' "haggis"un piatto che, a leggere dagli ingredienti (cuore,budella,fegato di pecora tritati), di certo non farebbe venire l'acquolina in bocca a nessuno. Sulle ali dell'entusiasmo mandiamo Paolon ad ordinare. Il piatto, accompagnato da una buona birra fresca, non si rivelerà poi così male, insomma il classico: " ho mangiato di peggio, molto peggio". La prima sera scivola via tranquillamente saltando da un Pub all'altro, alla ricerca di un po' di vita notturna. Purtroppo capiamo ben presto che non è serata di festa e decidiamo di porre la parola fine all'uscita serale ammazzando di resta due whisky nel pub sottostante l'ostello. La mattina ci alziamo in perfetta forma e dopo un'abbondante colazione in ostello siamo pronti a partire alla volta di Edinburgo. Il viaggio in treno, della durata di un'ora circa, scivola via senza nemmeno accorgersene; il verde dei campi contrasta in maniera stridente con il cielo perennemente grigio e sempre minaccioso di pioggia. Questa mancanza di luce, di un sole che si staglia solenne in un cielo dall'azzurro terso, questa apparente assenza di vitalità che solo i raggi del sole sanno dare, sono una costante per l'ambiente scozzese ma che da tutto ciò riceve un suo fascino tutto particolare. Accompagnati da una leggerissima pioggerellina e dagli ultimi sbadigli usciamo dalla stazione centrale di Edinburgo ed iniziamo a muovere i nostri passi verso il Castello che, ancora non si vede, ma sappiamo essere arroccato in cima alla collina che domina la città. La strada principale che porta al castello è stupenda e le case che la delimitano su entrambi i lati sono ancora perfettamente conservate come se il tempo si fosse fermato ai fasti antichi di re e regine, cavalieri valorosi ed intrepidi soldati. A ricordarci che non siamo nel medioevo ci pensano le macchine, ma soprattutto il loro senso di marcia che qui in Scozia è l'opposto del nostro. Ogni qual volta dobbiamo attraversare la strada lo facciamo con la naturalezza e l'esperienza di chi questa operazione la compie dai tempi delle scuole elementari, dimenticando però che le auto sfrecciano in direzione opposta a quella a cui siamo abituati rischiando ogni volta di finire stirati e spiattellati come sottilette. Il castello, anche se stramaledettamente caro vale, veramente la pena visitarlo. Affacciandosi dalle sue mura di cinta si riesce ad avere una panoramica mozzafiato di tutta la città che, meritatamente, si sta conquistando un posto nella mia personale classifica delle città più belle del mondo. Ci aggiriamo all'interno del castello per due orette fino a che lo stomaco di tutti e tre non inizia a rivendicare del cibo. Il pranzo, un "leggerissimo" fish & Chips di dimensioni abnormi accompagnato da una buona birra media (e da una sigaretta nel caso di Paolon), è di quelli che ti tolgono in un attimo tutta la voglia di riprendere a camminare su e giù per la città e ti fanno venire una gran voglia di dormire. Prima di uscire ci facciamo consigliare dalla simpatica cameriera alcuni posti da visitare. Tra le mille opzioni scegliamo una breve passeggiata in collina con vista mozzafiato della città. Quando iniziamo la ripida salita sono all'incirca le 3 del pomeriggio. Da quanto abbiamo capito il tutto dovrebbe richiedere, minuto su minuto giù, una mezz'oretta. La salita all'inizio molto impegnativa ci toglie il fiato ma ci aiuta a digerire tutto il fritto appena ingurgitato. I 30 minuti sono ormai trascorsi quando ci accorgiamo di essere di fronte ad un bivio: dritta davanti a noi prosegue la strada verso la cima, a destra ed in leggera discesa la strada torna in città. In pieno stile Pappafico/ Tonelli non ci facciamo spaventare dalla ripida salita e iniziamo nuovamente la "scalata" su un terreno sempre più viscido ed insidioso. Con le mie scarpe da trekking, regalatemi da papà Beppo nella speranza di un riavvicinamento con le montagne che mi circondano (ricordiamo i miei trascorsi con il grest), riesco agevolmente a raggiungere la "cima" seguito da Zanza ormai in forma campionato. Paolon arriverà da li a pochi minuti a causa di un problema con le sue scarpe da ginnastica un po' troppo "slick" Si è fatto tardi e il sole, nella sua battaglia quotidiana contro le nuvole è riuscito ad avere la meglio, regalandoci un tramonto dai colori accesi che per pochi minuti riesce a dare un tocco di vitalità ad un'altra classica, grigia giornata scozzese. Prima di salutare definitivamente Edinburgo ci infiliamo nel primo Pub che troviamo augurandoci una buona pinta di birra come giusto premio per i nostri sforzi. Con le ultime energie rimaste nelle gambe torniamo alla stazione dei treni dopo ben 10 ore trascorse a camminare su e giù per la città e nel vagone del treno cala ben presto il silenzio. Torniamo in ostello esausti ed affamati con piedi distrutti e una gran voglia di fare una bella doccia. Mentre Zanza finisce di farsi la doccia io e lo chef di via is-cion scendiamo in cucina nel tentativo di preparare un piatto di pasta che si avvicina quanto più possibile a qualcosa di commestibile. Sarà stata la fame o il piatto realmente buono ma sta di fatto che ci alziamo tutti e tre soddisfatti e a pancia piena pronti per un giovedì sera nuovamente in quel di Glasgow. Purtroppo però una doccia non è bastata a lavar giù dai nostri corpi la stanchezza accumulata in giornata e considerando i festeggiamenti che ci attendono domani per il compleanno di Zanza, decidiamo di tornare in ostello. Come spesso mi succede quando sono in viaggio mi addormento stanco ma felice di aver provato ad assaporare il gusto di un'altra città, di aver girato l'angolo con la curiosità di vedere cosa essa mi nascondeva e con la voglia di rimanere sorpreso ad ogni passo. Ci svegliamo di buon ora e dopo un'abbondante colazione vagliamo le opzioni per la giornata che ci aspetta, partendo però dal presupposto di economizzare al massimo gli sforzi fisici in vista di una serata scoppiettante. Vista la scarsità di cose da fare o da vedere a Glasgow decidiamo di prendere un treno verso Nord e più precisamente verso Loch Lomond in modo da inoltrarci senza tanta fatica nella campagna scozzese. Passiamo la mattina a passeggiare in riva al lago e dopo l'ennesimo pranzo "leggero" (questa volta chili e hamburge + patatine) torniamo a Glasgow per visitare il nuovissimo polo scientifico che sulla nostra guida sembra una essere davvero una figata. Esteticamente parlando nulla da dire (sicuramente Penro sarebbe caduto in catalessi) peccato però che sulla guida si erano dimenticati di specificare che era in culo ai lupi e che l'orario di chiusura fuori stagione era a discrezione della voglia di lavorare dello staf. Dopo un breve accenno di rissa con la cassiera abilmente sedato dall'inglese di Zanza, decidiamo comunque di farci un giro all'interno tanto per farci passare un po' il tempo. Dopo questo simpatico siparietto culturale ci ricordiamo degli impegni ben più seri che ci attendono in serata optando per un immediato rientro in ostello. Questa volta dopo il classico riposino scendiamo in cucina per prepararci una cena a base di Angus (carne di renna), uova e insalata. Accompagnati dal sound del joubox consumiamo la nostra ultima cena in terra scozzese ed in men che non si dica siamo in strada alla disperata ricerca di festa. La città sembra essere un'altra, le strade sono affollate di gente e i pub sono talmente pieni che per entrare bisogna fare la fila. Glasgow sembra essersi risvegliata, pronta per regalarci una notte di festeggiamenti. Iniziamo a camminare su e giù per la via principale alla ricerca di un posto dove poter brindare per i 24 anni del nostro Zaza. Ci imbattiamo in una "butta dentro", una simpatica donzella che ha il semplice compito di girare per la strada e catturare gente da portare al suo Pub. La situazione è abbastanza tranquilla e dopo un paio di pinte siamo nuovamente in strada anche se per poco. Infatti 30 metri più in su siamo nuovamente in fila fuori da un Pub che sembra sul punto di scoppiare tant'è pieno di gente al suo interno. Questa volta un buon whisky liscio non ce lo toglie nessuno. Con sommo piacere notiamo che, per niente intimidite dal freddo invernale, alcune ragazze si concedono minigonne ai limiti del vietato ai minori e tacchi a spillo kilometrici che fanno letteralmente impazzire i nostri ormoni ormai sempre più in preda ai fumi dell'alcool. Quello che però sembrava essere un manipolo di donne arrapate e calienti, insomma una rarità "gastronomica" da gustarsi lentamente, si trasforma ben presto in costante sempre più gradita ai nostri occhi che non smettono più di trasmettere informazioni al nostro cervello, siamo in preda al panico. La situazione non sembra cambiare all'interno della discoteca, siamo letteralmente circondati da minigonne e tacchi a spillo. Purtroppo però questa fantastica abitudine di uscire così ben vestite è stata recepita anche da chi, per ovvi motivi di obesità (con loro cazzo di infognarsi di cibo fritto), non potrebbe e dovrebbe assolutamente permetterselo. La pista da ballo della discoteca in cui siamo finiti diventa ben presto un revival del gioco schiva melillo, in cui le regole di sopravvivenza questa volta consistono nel cercare di non imbattersi mai e poi mai in balli sfrenati con questi cessi atomici in minigonna. Non smettiamo praticamente mai di bere e se lo facciamo è perché abbiamo già ordinato ma la cameriera è incapace. L'ingente quantità di alcool presente nel nostro corpo ci fa ballare senza esitazione alcuna la musica house sparata dalle casse a tutto volume. Quando ci accorgiamo che il Dj e il suo vocalist stanno facendo foto da proiettare sul maxi schermo,in buon stile aragosta, monopolizziamo le prime file nel tentativo di essere immortalati. Ormai tra minigonne al limite, musica assordante e fiumi di alcool non capiamo più un cazzo e decidiamo di levare le ancore per un più tranquillo night. Purtroppo però sono già le 03.00 passate e a quest'ora tutti i locali stanno chiudendo e la strada ricomincia a rigonfiarsi di gente come un fiume in piena che è sul punto di straripare. Sulla via del ritorno in ostello ci godiamo gli ultimi fondoschiena mozzafiato, le ultime cosce in splendida vista, gli ultimi tacchi a spillo, con la consapevolezza di chi sa benissimo che al rientro in Italia tutto ciò sarà semplicemente uno splendido ricordo. Quando il giorno dopo mi sveglio mi sembra di morire. I segni evidenti della sbronza colossale ci sono tutti: bocca asciutta come il sahara, mal ti testa martellante e tachicardia, insomma ci aspetta uno rientro in patria non proprio esaltante. Tutti i miei malesseri fisici vengono spazzati via per un attimo soltanto quando tra un porco e l'altro, un verso incomprensibile, una frase senza soggetti e senza verbi, riesco a capire che a Paolon, nella notte, hanno rubato non solo la nuova polo appena comprata e mai messa ma anche il suo berrettino rosa a cui era particolarmente legato. Rimettiamo confusamente in borsa le cose che prima erano sparse per la camera e poi via in stazione dove ci aspetta il treno per il ritorno in aeroporto. Le ore sembrano non voler passare, il volo è stato posticipato di mezz'ora e io postumi della sbronza vogliono proprio tornare in Italia con me. Finalmente l'attesa è finita e l'aereo è pronto al decollo. Mentre guardo fuori dal finestrino il tempo è ancora grigio e il sole sta continuando la sua infinita battaglia per spuntare fuori, per illuminare anche se solo per poco, gli immensi spazi verdi di questa fantastica terra. Chiudo gli occhi per cercare di prendere sonno e quando mi risveglio siamo già sopra le nuvole che ci hanno tenuto compagnia per tutti e 3 i giorni, mi guardo intorno e vedo tutto il cielo sereno e illuminato da uno splendido sole. Capisco che la vacanza è finita, che come al solito il tempo, beffardo, è passato fin troppo in fretta, ma con la testa sono già al prossimo viaggio, alla prossima città da scoprire, alla prossima cultura da incontrare alla prossima bandierina da attaccare sul mio zaino che ne conta ben 15.


Created by Jean


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