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SPAGNA ON THE ROAD

Presi da euforia, stravaganza e soprattutto sregolatezza la troup parte con l’auto carica quanto carichi sono gli spiriti nostri festanti. Partiamo alle dieci di sera ed il viaggio prosegue tra soste e barzellette di un Marson fresco e piacevole. A Monaco sostiamo per mettere la prima bandierina e per provare l’ebbrezza di un confuso tracciato di Formula Uno; Penro al volante lascia fuggire un’invidiosa tenacia automobilistica che scompare non tanto lentamente quando, nel riprendere la via per Arles, ci intrappoliamo nelle vorticose curve delle cittadine sulla costa. Queste strade arzigogolate, sono una caratteristica che ho notato in tutta la zona della Provenza, che abbaiamo percorso sino ad ora. L’albeggiare si fa insistente e le magnifiche luci notturne presto mutano in visione di paesaggi aridi e deserti. Solo nell’approssimarsi di Avignone la fauna riceve una vivacità toccante. Arriviamo ad Arles. La città è incantevole piena di colori, profumi, note. Veniamo colpiti immediatamente dalle strettissime vie che la compongono. Case una unita all’altra, tetti poco sporgenti, mura chiare ed intonaci azzurri parlano di una città costantemente toccata dal sole e allo stesso tempo accarezzata da una leggera brezza che saltuariamente ci rinfresca. Nonostante l’edificazione sia stata compiuta dai greci e successivamente dai romani, la corporatura è orgogliosamente intatta e non soltanto nei principali punti attrattivi come per esempio l’arena. Infatti passeggiando senza tempo tra le vie riusciamo a respirare senza alcuna fatica quel sapore antico e levigato delle sue mura, della sua pavimentazione. Proprio qui il celebra Van Gogh abitò ricevendo ispirazione per le sue opere. Come raccontare una città senza notare la componente che maggiormente la caratterizza? Le donne timide e garbate sembra siano state dotate di abbondante seno e secondo i pareri del gruppo la ragione risiede nelle più svariate componenti ambientali (da non scordare la ragazza del centro informazioni con pesanti “problemi ai polmoni”). Valuto con fermezza che le autostrade in Francia sono poco evolute, infatti esistono solamente caselli obbligatori distanti tra loro quaranta, cinquanta, sessanta chilometri nei quali non devi fare altro che pagare, ogni volta, quel tratto di strada percorsa. Arriviamo a Carcassone e rimango a bocca aperta. Questi bastioni risucchiano in un solo istante il mio interesse. Uno scenario medioevale così affascinante che non possiamo evitare di domare un bicchiere di vino, Fontane Grande, servitoci da Demartin francese, immedesimandoci in stanchi cavalieri sporchi di sangue fermatisi in una locanda per ristorare. Il ristoro viene consumato fisicamente in una trattoria di Fanjeaux e nonostante si ordini a caso il pranzo è gradevole. Diventiamo subito simpatici alla cameriera che prima di bere il caffè ci serve una deliziosa mousse al cioccolato. C’è anche il tempo per un capolavoro di Diego che rompendo il pomolo della sedia rimedia alzando le braccia e scusandosi con “merci, merci”, “grazie , grazie”. Tra le risate dei presenti abbandoniamo la francesina, a cui qualcuno avrebbe dato due colpetti, e musicati dal Liga ci dirigiamo verso i Pirenei che temporaneamente fungono da nord. Prima di entrare in autostrada, all’altezza di Salies-da-Salat, noto dei segni di grano nei campi adiacenti al “sentido” e dopo una cinquantina di metri vedo nevicare spighe. Questi spiccioli di tempo non mi consentono l’approfondimento del caso ma sono convinto che lassù qualcuno sghignazza… Arriviamo a San Sebastian ed il traffico ci intrappola per due ore senza avere mai la possibilità di svoltare a destra. Alle otto di sera riusciamo a parcheggiare la macchina e a trovare una pensione proprio al centro della parte vecchia della città. Qui vengono chiamate pensioni, in realtà non sono altro che stanze di case private, e c’e ne sono veramente tante, circa una per ogni viuzza. La signora che ci accoglie assomiglia alla Merler e ci chiede subito di fare silenzio quando torniamo la notte, oltre ai ventidue euro a dell’alloggio. Comunque sempre molto ospitale. Non mi è mai capitato di avere una camera da letto di fatto al centro della festa. Quindi eccoci subito in mezzo alla folla alla ricerca di qualcosa da mangiare e da bere. Usanza del posto è avvicinarsi al bancone della locanda, imbastito di sazianti stuzzichini, Tapas, e consumare la cena. Visto che “siamo di strada” ne approfittiamo per raccogliere un fondo-cassa ed adoperarlo per sbronzarci: il nostro sport preferito. Inizialmente siamo timidi nell’esporci ma il costo della birra è irrisorio e dopo solo un paio d’ore eccoci euforici e disperati a movimentare la serata. Spinti da una buona ragazza italiana entriamo in un locale dove prendiamo quattro pinte e quattro ciupiti per otto euro. Nel successivo pub ci viene offerto un giro di birre e visto che l’ambiente è di nostro gradimento decidiamo di soffermarci…e facciamo bene! Canti, cori, balli portano ad un gemellaggio con un gruppo ben assortito di australiani. I movimenti pelvici ci decretano padroni incontrastati della festa e tra una bicchierata e l’atra vinco pure una bella maglietta di San Fermino. Culmine di delirio generale viene raggiunto quando, microfono alla mano, intratteniamo il locale sulle note di “io tiengo un amigo che me ama ”. Successivamente Diego conclude correttamente una stroffa di una canzone a lui sconosciuta iniziata dal DJ gay: un autentico colpo di classe che lascia a bocca aperta tutto il pubblico pagante il quale cerca di portare in trionfo il fautore dell’alcol. La nostra serata giunge al termine quando per schiamazzi notturni veniamo allontanati dalle guardie locali. Nel giro-scale che ci conduce al dormitorio incontriamo due messicane che dormono in appartamento con noi. Tento l’avvicinamento ma la mia mole viene bloccata da un braccio che mi attanaglia…la signora Merler che con fare incazzoso ci rispedisce in stanza. Come ultimo tentativo poniamo un messaggio sotto la loro porta ma come vuole il pronostico non viene data risposta. La parola maggiormente ripetuta al nostro risveglio è “che mal di testa”. Apriamo le finestre per vedere che tempo fa e quasi con soddisfazione scopriamo le nuvole; possiamo andare a Bilbao a vedere il Guggenheim Museo. Penro è eccitato come non mai e la curiosità nel gruppo aumenta. Gian e Diego si affievoliscono in un bar mentre io ed Enrico cominciamo la visita. Questo castello di arte moderna mi sorprende: così pungente e lucente. Al suo interno vi sono numerose mostre. Alcune mi colpiscono in particolar modo: pannelli lamellari posti in equilibrio uno affianco all’atro a formare un’ubriacante cerchio nel quale è possibile entrare e farsi travolgere. Voglia di festa? Torniamo a San Sebastian dove i nostri palati si divertono a cercare Tapas. La serata pare tranquilla ma come un fulmine a ciel sereno incrociamo sul nostro cammino una festa organizzata da cinque differenti pub e senza pensarci due volte ci iscriviamo. Indossiamo la maglietta nera e ci aggiungiamo al gruppo. Rispetto agli atri siamo in ritardo di due locali e decidiamo di recuperare quanto meno il tasso alcolico che in breve tempo vede addirittura superare quello dei nostri amici. In ogni locale i Monitor del gruppo ci conducono in giochi; il penultimo mi vede vincitore, grazie al sostegno dei miei preparatori atletici: il gioco della tequila sale e limone accoppiato ad una erasmus portoghese. Per partecipare a questa faticosa gara è necessario fare un po’ di riscaldamento con il gioco del ghiaccio dove Penro si è impegnato in particolar modo. Vedo uno strano movimento dietro al bancone ed in men che non si dica eccomi con un vassoio di chiupiti, ignudo fra il popolo femminile che rumoreggia in un tifo da stadio. Gian quando si toglie la canotta arriva in ritardo ma il tempo che basta per ammalarsi. Nel finire di serata perdo di vista gli altri perché seguo tre messicani e finisco in una discoteca sulla spiaggia cantando “una piedre nel camino…”. Solo il giorno dopo scopro che Penro, Diego e Gian si trovavano nello stesso locale. Mercoledì ci svegliamo senza mal di testa; tutti al mare a tuffarci tra le onde dell’oceano. In questa località è molto diffuso il surf e guardare i ragazzi con la tavola sotto braccio provoca una brutale invidia. Decidiamo di trascorrere la notte in un campeggio a quattro chilometri dalla città ma la scelta si rivela sbagliata. Affianco a noi sostano dei francesi che prima di entrare in tenda e dopo aver bevuto una discreta quantità di alcol, cercano di rimorchiare me e Gianluca sotto gli sghignazzi degli altri due. Dormiamo precariamente e verso le cinque si mette pure a piovere; in poche parole arriviamo a Pamplona un po’ stanchi. Sono tutti vestiti di bianco con eccezione del rosso foulard al collo e della rossa sciarpa che legata alla vita fa scendere le due sommità fino alle caviglie. Al primo baracchino ci apparecchiamo a festa, e a dire la verità siamo anche belli da vedere! Il caos e la quantità di gente che sta possedendo le vie della città sono indefiniti, scioccanti. Tutto questo è impensabile. Non so proprio come fare nell’avvicinarmi a descrivere la festa degli eroi. Interrompo qui per lasciar spazio ai ricordi anche se risiederanno vaghi e confusi. Dopo aver trascorso una distruttiva notte nel pavimento di un parcheggio sotterraneo (con Gian febbricitante) ci rechiamo sulle strade dove l’agitazione per la corsa dei tori è altissima. Dopo quest’ultima camminata salutiamo Selvaggi e ci indirizziamo verso la prima città alla ricerca di una stanza in cui poter riposare. Eccoci a Logrono. Forse perché non ci siamo informati o perché siamo troppo stanchi per irrompere nella cultura locale ma nel passeggiare opinioniamo che le principali fonti vitali della città siano le università e tutto ciò che concerne il mondo degli affari. Una zona benestante dove è piacevole notare il moltiplicarsi di locali notturni. Casualmente troviamo una statua che indica questo terreno come passaggio e tappa nel viaggio che conduce i pellegrini da Pastiglia-Lèon a Santiago de Compostela. Il viaggio verso Madrid è lungo per via del caldo. Gianluca è sofferente per la febbre e trovare un posto in cui dormire risulta difficile soprattutto per il complicato piano urbanistico della capitale. A complicare le cose ci pensa la ragazza della reception dell’ostello, nei pressi di Casa de Campo; oltre ad essere impacciata parla solamente lo spagnolo e si cimenta in spiegazioni confuse, inoltre scopriamo che lavora li solamente da una settimana. Le camere e l’atmosfera sono di nostro gradimento. Qui in mezzo al parco i ragazzi si rilassano e si preparano alla movida. Conosciamo un ragazzo di Girona, ci consiglia di trascorrere qualche giorno in prossimità di Barcellona dove dice troveremo magnifiche spiaggie, con particolare insistenza propone una sosta a Llorè del Mar. Il giorno seguente rimediamo una pensione vicino al centro da un simpatico uomo pelato. La migliore soluzione per farsi trafugare dal mondo madrileno, nella vita della capital è girare fino a quando le suola delle scarpe non è consumata soffermandosi ad intervalli indefiniti per assaporare una birra ghiacciata o un gelato. Armati di guida Penro cominciamo a goderci vie, piazze e tutto ciò di artistico che riesca a congelare il nostro occhio. Nei pressi di Palacio Real ordiamo un menù in un locale aggraziato fornito di seducente camarera. Io e Diego prendiamo una frittata di verdura mentre lo “sconsigliere” Penro prende una zuppa di pomodoro, cetrioli, cipolle, aglio e peperoni chiamata Gazpacho. Grande scelta…! Nel pomeriggio visitiamo el Prado. Le opere sono meravigliose, troppo belle al cospetto della nostra ignoranza. Diego vuole portar via i quadri dei nostri nazionali, Caravaggio, Tiziano, ecc. ma l’edificio è talmente grande che dopo una milionata di opere ci arrendiamo e torniamo alla pensione. Questa sera anche Sig. Virus è con noi ma soltanto il tempo per cenare perché in prospettiva cautelare si ritira con Ermi. Con Diego mi gusto senza esagerare, la movida di questa interminabile città. Se il caos potesse avere un’ aggettivo con cui intraprendere una guerra infinita e nello stesso tempo abbracciarlo in un sentimento di amicizia io definirei così Madrid, adatta a tutto e a tutti . Vie pulite in cui il passo del nostro piede non è mai troppo lento, in cui le persone non smettono mai di guardarsi quasi come se lo scandire del tempo circoscritto dalla città abbia un’ altro significato. A volte mi sembra di raggiungere la pace dei sensi e mi sveglio in un’altra Plaza in un altro Calle a guardare gli artisti di strada. In particolare due ragazze cantano e suonano la chitarra. E mi piace quando pronunciano quella esse con la lingua leggermente esposta, tra i denti: dolce. Per non parlare di queste gonne che toccano quasi terra, ornate di pieghe e merletti. Accentuano le forme e l’eleganza mediterranea, caliente. Facilmente associo lo sguardo penetrante di queste scure chiome a al vestito e mi chiedo come faccia ad esaltare così marcatamente tanta bellezza. Madrid è una delizia da gustare a testa alta, rivolta verso le altre persone che complici ti accarezzano, ti spingono. Lunedì arriviamo a Valencia . Non fatichiamo a trovare un posto letto con la doccia in camera, letteralmente parlando. Saliti sul bus ci fermiamo alla Ciutat de les Arts i les Ciències convinti di poter ammirare questi nuovi capolavori e buttarci immediatamente in acqua. Invece la ricerca della spiaggia diventa una vera e propria caccia al tesoro fino a quando non decidiamo di seguire dei ragazzi costumati italiani, con cui facciamo amicizia. La spiaggia non piace molto, forse per il vento fitto e costante ma ad allietare il nostro pomeriggio ci pensa Federico da Cremona che giunto fino a qui in cerca di lavoro e rimasto senza un soldo, cerca ripetutamente di convincerci che il vero business è la vendita abusiva delle lattine in spiaggia con guadagno di trenta centesimi cada una. Nei pressi di dell’affascinante arena illuminata dalle luci notturne ci saziamo del piatto tipico di Valencia, la Paella, da cui la Spagna tutta prende il nome. Dopo esser passati di fronte alla Catedral in Plaza la Reina ci beviamo una birra con gli italiani e sulle orme delle centinaia di persone, che ogni giorno percorrono la strada del Mercado, torniamo nella nostra stanza…Barca ci aspetta! Nemmeno il tempo di renderci conto di essere entrati in città che vediamo passare alla nostra sinistra Cristoforo Colombo. Cambiamo il senso di marcia e ci imbattiamo nella selvaggia Rambla. Troviamo un hotel ad una stella in cui passiamo tre notti di divertimento. Barcellona odiata quando ne sono privo, quando son lontano da lei, amata quando mi seduce, quando ne posso sentire il profumo, quando mi possiede. Perché Barca ha un’anima, lunga tutta la Rambla e si espande tra contemplazione d’arte e voglia di vivere. Non so se è l’aria del mare, le meraviglie di Gaudì, gli amici o tutte quelle cose che mancano al mio elenco ma qui si sta davvero bene, che felicità. Prima di posare gli occhi sulla meraviglia incompiuta del genio, la Sagrada Famìlia, Penro si diletta nel descrivere ed immortalare casa Batllò e casa Milà. In quest’ultima entriamo in visita e ci divertiamo a passeggiare nel serpeggiante e flessuoso tetto. Il primo giorno provati dal viaggio e dalla stanchezza dei tredici tramonti precedenti ci limitiamo a questa breve escursione e ad un giretto per localizzare la spiaggia. Nella stanza dei “sani” la nottata non è delle più felici per l’incessante e fastidioso baccano dei vicini di stanza americani. Ci svegliamo ancora più stanchi di quando siamo andati a dormire. Pranziamo spartanamente nei pressi dello stadio Santiago Bernabeu dove troviamo anche il tempo per una visita. Nel pomeriggio con affanno raggiungiamo Park Guell. In cima al montarozzo arriviamo ad un punto panoramico da cui è possibile vedere quasi tutto il territorio dell’abitato. Un breve sterrato ci conduce a Banc de Trencadias. Una panca rivestita a mosaico da forma ad una piazza sinuosa, sorretta dal basso da ottantaquattro colonne, appositamente edificate per ospitare il mercato. Il sole è così caldo che ci appisoliamo un momento su questa comodissima panca fino a quando ci ricordiamo di avere i teli da mare negli zaini. Scendiamo la scalinata dell’ingresso adornata da una fontana drago-lucertola. Acqua pulita in abbondanza, donne ignude. Insomma uno scenario sublime. Nel campo di pallavolo si gioca a calcio-tennis e due brasiliani danno lezioni di calcio bailado. Durante la “paellata” a base di pesce e vino bianco perdiamo il nostro architetto che notevolmente appesantito si ritrae nella sua tana. In tre proseguiamo verso Port Vell, l’antico porto di Barcellona e successivamente verso i locali di Barcelloneta. Qui la gente si districa tra locali d’aperitivo e discoteche che costituiscono l’epicentro del movimento turistico per i giovani. In una disco tappezzata di motoscafi e posti vedetta per bagnini, muscolosi baristi e stupende animatrici stimolano una festa rovinata in parte dalla musica sgradevole e spezzettata. Noi cogliamo l’occasione per attaccarci al bicchiere e ballare tutto ciò che offre il convento. L’ultimo giorno lo adoperiamo al totale ozio. Ci distruggiamo di mare fino a quando il sole lentamente cerca di abbandonarci. Ceniamo al volo e ci incontriamo sulla Rambla con Paolon, Valt e Vanna. Pochi minuti per la formalità del saluto ed ecco che parte la festa! Questa volta consumiamo la nostra idilliaca ira scatenata in località Maremagnum. Tra giri di Cuba Libre, molleggianti break dance, disinibiti balli latini scopriamo anche la nuova moda dell’estate: giochiamo ad “indovina chi?” con il buttafuori. Altamente stizzito dalla situazione ci priva di Gianluca con la sola forza del suo braccio destro. Ma il trasgressore illude le forze armate e si riunisce al gruppo. Tra un coro e l’altro rincasiamo alle sei senza renderci conto che da li a poco saluteremo la Spagna…. Dopo una travagliata ricerca, tra sbeffeggiante e stanchezza commovente del gruppo, riusciamo a trovare un ostello ad Aix en Provence. Chiudiamo dunque in bellezza il nostro viaggio, facendoci spillare settanta euro per quattro piatti di pasta senza sale. D'altronde quando sei sulla strada devi adattarti agli usi di altre persone sopportando talvolta i più svariati comportamenti, di anime con diversi sentimenti e diversi sogni.


Created by Zanotti


Potete trovare altre immagini di questo fantastico viaggio nella nostra aggiornatissima Foto Gallery
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